Società urbana e urbanizzazione
Bergoglio, anche alla luce dei suoi vent’anni di impegno come arcivescovo di Buenos Aires, ha dedicato particolare attenzione alle sfide e alle opportunità offerte dalla moderna società urbana.
Le moderne città sono viste da Bergoglio come luoghi di incrocio e scambio dove i legami di etnia, cultura, storia non sono omogenei e, al tempo stesso, gli stessi diritti civili sono distribuiti in maniera non uguale. In questo contesto, per Bergoglio il cristiano è chiamato a impegnarsi nell’essere cittadino, mettendosi a servizio della comunità in cui vive e attuando comportamenti che “creano cittadinanza”. “Agire da buoni cittadini – in qualunque città – migliora la fede”: riprendendo la raccomandazione di san Paolo (Romani 13,1) Bergoglio evidenzia a questo proposito il valore dell’inculturazione: vivere a fondo l’umano, in ogni cultura, migliora l’esperienza religiosa e la vita stessa delle città.
La capacità di riconoscere come fratelli le persone che vivono nella città apre alla speranza, radicata nella fede, di nuovi incontri dove riconoscere e servire il prossimo, superando le forze centripete presenti nelle realtà urbane, dove molti sono portati a vivere in un sostanziale isolamento. Lo sguardo della fede deve servire a vedere l’altro come un concittadino e deve divenire, in questo modo, uno sguardo “civico”. In questa prospettiva Dio, secondo Bergoglio, diventa anche la chiave per superare il relativismo moderno: ogni incontro e ogni volto sono unici e la verità si serve mostrando nuove strade in avanti e non giudicando il passato delle persone.
Secondo Bergoglio, l’atteggiamento del cristiano nelle città può quindi risolversi in tre atteggiamenti: la capacità di andare incontro all’altro e di creare prossimità; la testimonianza; la pazienza nel seguire i processi senza forzarne i tempi.




